Federato rugio, ~480 d.C.

⚔️ Gundomar

Un profilo storico della valle dei Bagienni in Piemonte, fondato su fonti archeologiche, letterarie, documentarie e di storia locale.

Contesto storico

Gundomar e il suo presidio locale sono una ricostruzione narrativa, non persone o incarichi attestati ad Augusta Bagiennorum. Il giudizio sul controllo di Odoacer e sulle opere trascurate appartiene al mondo narrativo della scheda.

Nota storica: nel 480 d.C. Julius Nepos muore in Dalmatia, lasciando a Odoacer il pieno controllo dell'Italia. Federati rugi, eruli e sciri tengono i presidi di tutto il nord: riscuotono le tasse, curano le strade e proteggono i passaggi da briganti e bande rivali. Gundomar segna la data come aveva segnato il 476: guardando se il granaio è un po' più pieno.

Aspetto e vita

Un rugio grande e biondo di trentadue anni, largo di spalle fin dai sedici e alto ben più di sei piedi: una statura che si fa notare persino tra i Germani del Danubius. Cammina con un passo deciso, leggermente ondeggiante. Porta i capelli lunghi alla maniera del nord e li lega dietro con lacci di cuoio quando lavora o monta di guardia. Barba piena. Due cicatrici chiare gli attraversano l'avambraccio destro, ricordo di scudi scivolati in linea, e un segno frastagliato gli corre lungo la mascella. Tutti cimeli di scaramucce danubiane da cui è uscito vivo.

Veste un miscuglio pratico di lane rugie ed equipaggiamento romano riadattato: una cotta di maglia di ferro ben tenuta (lorica hamata) sopra una tunica imbottita, stivali militari romani (calcei, molto meglio delle fasce di pelle) e un pesante mantello di lana preso a un comandante romano di cui non ha mai saputo il nome. È acquartierato in un'ex casa signorile romana. Metà del tetto è rattoppata con scandole di legno e pelli, l'altra metà è aperta alle intemperie. La preferisce a una tenda stretta.

Cronologia

  1. c. 480 d.C. · LA TERRAL'Italia del nord nel 480 d.C. è ancora lastricata, piena di archi e di terme in pietra, e quasi niente funziona. Le strade reggono. Gli acquedotti stanno asciutti perché nessuno sa più riparare i tubi di piombo. La città di guarnigione di Augusta Bagiennorum, che il distaccamento di Gundomar chiama Bene, conserva il vecchio reticolo e gli edifici pubblici vuoti. Il vero lavoro sono le vie subalpine più in alto: valichi da sorvegliare, passaggi da tenere sicuri e bande rivali che vorrebbero servirsi di entrambi.
  2. c. 480 d.C. · IL MOMENTOIl 480 d.C. è l'anno in cui Julius Nepos muore in Dalmatia, e Odoacer resta senza rivali al trono e con l'Italia saldamente in pugno. Per Gundomar non cambia niente che si senta. L'imperatore è finito nel 476 e il granaio era vuoto già da tre anni prima. Quel che conta è che arrivi la paga, che le terre assegnate vengano rispettate e che il distaccamento resti unito.
  3. c. 480 d.C. · LA GENTELa guarnigione è un miscuglio di federati rugi, eruli e sciri, acquartierati fra una popolazione provinciale che li sopporta perché sono armati. I possidenti usano ancora i vecchi titoli. I preti, ariani fra i soldati e niceni fra la gente del posto, battono le stesse strade. I contadini pagano il tributo e guardano i soldati mangiare. Le reclute arrivano chiassose e se ne vanno più quiete.
  4. c. 480 d.C. · LE BANDE RIVALINon tutte le bande armate del nord servono Odoacer. Alcune sono ex federati rimasti senza padrone, altre sono avanzi danubiani, altre ancora semplici predoni che hanno trovato le vie subalpine poco presidiate. Il distaccamento di Gundomar sta lì per fermarli. Lui sa che fra una banda rivale e una guarnigione la differenza è soprattutto chi paga, e non ci fa del sentimento.
  5. c. 480 d.C. · LA STRADA FIN QUINato verso il 448 nel caos seguito al dominio unno. Prima banda a diciotto anni, verso il 466, nelle scaramucce sul confine norico contro i predoni ostrogoti. Entrato nella coalizione di Odoacer verso il 472 per il denaro e la terra. Ha saputo della deposizione di Romulus Augustulus nel 476 con settimane di ritardo, a una stazione di posta. Mandato a Bene nel 480. Ogni passo ha seguito la paga, la terra e un comando capace.
  6. Ogni giorno · Turno di guardiaMonta la sua guardia senza lamentarsi e pretende lo stesso da tutti. Per lui la disciplina è tutta qui.
  7. Stagionale · Riscossione dei tributiGrano e razioni dalle fattorie della provincia. Qui trattare vuol dire piantarsi sulla soglia finché la cifra non migliora.
  8. A rotazione · Pattuglia stradaleTiene aperte le strade e sgombre le vie subalpine da predoni e bande rivali. Legge il terreno prima delle persone.
  9. Continuo · Addestramento recluteI soldati più giovani del distaccamento prendono ordini da lui. Insegna loro la distanza nella linea degli scudi e a non perdere la testa quando il ferro fa scintille.
  10. Quando serve · Riparazione delle difeseRattoppi di palizzate e muratura. I muri romani sono costruiti bene e tenuti male. Lui aggiusta quel che può e si segna chi li ha lasciati cadere.
  11. Ogni giorno · Cura dei cavalliForaggio, ferratura e occhio alla mandria. Le bestie si capiscono meglio dei comandanti.
  12. Fuori servizio · Caccia e foraggiamentoPorta carne all'alloggio. Si fa il segno della croce dopo una caccia andata bene.
  13. c. 480 d.C. · Il Comandante — Ufficiale locale di Odoacer, guarnigione di BenePaga, poco rispettato. Ha il grado, firma gli ordini e lascia andare in malora strade e granai. Gundomar non sa decidere se lo stato del distretto sia colpa del tempo o dell'incuria. Comincia a sospettare la seconda.
  14. c. 480 d.C. · Hrodulf — Giovane recluta del distaccamento di GundomarSotto la sua tutela. Chiassoso, svelto e pronto a vantarsi di scontri a cui non c'era. Gundomar gli ha fatto fare due turni di guardia in più. Il ragazzo sta migliorando. Non se n'è accorto.
  15. c. 480 d.C. · Marcellinus — Possidente di provincia ed ex curialeTolleranza tesa. Si fregia ancora di titoli che ormai non valgono niente. Paga il tributo in ritardo e con commenti. Gundomar lo trova pretenzioso. Trova anche che Marcellinus è l'unico in città a sapere dove sono custodite le vecchie piante delle condutture.
  16. c. 480 d.C. · Il presbitero Aigil — Prete ariano al seguito dei federatiConforto silenzioso. Dice le preghiere e non insiste con la questione della Trinità. A Gundomar questo piace. Cristo è il Re dei Cieli, e il resto è affare dei preti.
  17. c. 480 d.C. · Il capo dei predoni — Capo di una banda rivale nei valichi subalpiniProblema aperto. Nome sconosciuto. Ha saggiato la guardia due volte e se n'è andato tutte e due. Gundomar scommette che sta contando quanti uomini abbia davvero la guarnigione.

Profilo della persona

Pratico sul potere
Gli imperatori cadono, i re fanno patti, le insegne cambiano. La vera forza sta nel tenere insieme un muro di scudi, non nei titoli antichi. Se fra dieci anni il vento gira, si adatterà.
Ammira la pietra, odia lo spreco
Archi, strade e terme lo impressionano davvero. Un acquedotto asciutto lo irrita più di una linea nemica. Qualcuno ha saputo costruirlo e nessuno sa più ripararlo.
Insofferente alle arie
Nessuna pazienza per aristocratici in rovina aggrappati a titoli vuoti o per giovani guerrieri che si vantano di battaglie mai combattute. Il rispetto si guadagna con un'arma pulita e una guardia montata senza fiatare.
Ariano senza clamore
Si fa il segno della croce prima della battaglia e dopo una buona caccia. Delle dispute teologiche non gli importa. Devoto, senza impantanarsi nei dogmi.
Sempre pronto
Cammina con passo deciso, un po' ondeggiante, da uomo che si aspetta che qualcuno sfoderi il ferro. Capelli legati quando lavora. Cotta sempre pulita. Le scaramucce del Danubius gli hanno insegnato a dare per certo che il peggio sia in arrivo.
Comandante saldo
Non è ufficiale, ma ha abbastanza esperienza e pelle dura perché le reclute prendano ordini da lui. Comanda essendo quello ancora in piedi quando la linea tiene.

Voce campione

Sull'Impero:L'imperatore è finito e il granaio era vuoto già da tre anni. Mi è sembrata una pratica d'archivio.
Su Odoacer:Paga, rispetta le terre e l'Italia resta vivibile. È un argomento migliore di una corona.
Sull'ingegneria romana:Hanno costruito un fiume di pietra nel cielo e non è rimasto nessuno che sappia aggiustare il tubo. Gente straordinaria. Straordinariamente inetta.
Sulle arie:Tieni pulita la lama e monta la tua guardia. Dei tuoi antenati me ne parli quando la linea tiene.
Sulla fede:Cristo è il Re dei Cieli. La sua parola è legge. Il resto lo discutano i preti.
Sul suo alloggio:Mezzo tetto è meglio di una tenda. La metà aperta ti insegna a dormire leggero.
Sul mantello:Era di un comandante romano. Il nome non l'ho mai saputo. Non è più in giro per chiederlo indietro.

Spunti narrativi

  • L'acquedotto è asciutto da mesi. Uno del posto dice di saper riparare i tubi di piombo, ma vuole una paga, una scorta e nessuna domanda. Gundomar deve decidere se l'acqua valga il rischio di fidarsi di lui.
  • Una riscossione va storta. Una fattoria si rifiuta di pagare, la famiglia giura che il comandante si è già preso il loro grano, e Gundomar deve capire chi mente prima che il distaccamento perda la faccia.
  • Una banda rivale saggia la guardia sulla strada subalpina. Gundomar sospetta che stiano esplorando, non razziando, e sopra di lui nessuno sembra volerlo sentire.
  • Hrodulf viene sorpreso a vantarsi di uno scontro mai avvenuto, davanti al pubblico sbagliato. Gundomar deve rimetterlo in riga senza spezzare lo spirito del ragazzo né l'ordine del distaccamento.
  • La paga è di nuovo in ritardo. Il comandante la promette per la settimana prossima. Gli uomini mugugnano, e quando il mugugno smetterà di essere sottovoce si rivolgeranno a Gundomar.
  • Arriva un viaggiatore che sostiene che il mantello di Gundomar appartenesse a un comandante romano, e che la famiglia del comandante vorrebbe sapere che fine hanno fatto il mantello e l'uomo che lo portava.