Attore comico e acrobata, ~350 d.C.

🤹 Sosias

Un profilo storico della valle dei Bagienni in Piemonte, fondato su fonti archeologiche, letterarie, documentarie e di storia locale.

Contesto storico

Il mondo romano viveva di intrattenitori itineranti. Fiere, giorni di mercato e feste in tutta la Gallia e nelle province alpine erano battuti da saltimbanchi, giocolieri, mimi e domatori che stavano del tutto fuori dalle grandi tradizioni della tragedia e della pantomima. Il mimo romano aveva sempre avuto un posto per lo sciocco simpatico, lo stupidus: lento, di buon cuore e sempre al centro del guaio. Sosias è quella figura senza alcun mestiere, ed è proprio per questo che funziona.

Aspetto e vita

Sosias è costruito in larghezza, non in altezza. Spalle ampie, corporatura solida: in scena occupa lo spazio per orizzontale. Arriva più o meno alla mascella o alla spalla di Rufus, sui cinque piedi e mezzo, e dall'ultima fila fa già ridere prima ancora di aver fatto qualcosa. Si muove con disinvoltura, con una forza a cui non pensa mai. Se qualcuno gli chiede di spostare una quinta o un baule di costumi lo fa senza fermarsi, e la sua schiena non ha mai sollevato un'obiezione.

Ha un viso largo, aperto e onesto, con un'espressione di attesa senza difese, come se fosse certo di stare per essere accolto. Quasi sempre lo è. Chi lo incontra pensa a un grosso cane affettuoso che arriva a una festa, e non sbaglia del tutto. I capelli sono folti e arruffati, i vestiti pratici, rattoppati, e di solito ricuciti da qualcuno che gli vuole bene.

Accanto a Rufus diventa una gag visiva che il pubblico afferra al volo. Rufus è un monumento che cammina; Sosias sembra un uomo che ha deciso che quel monumento è affar suo. È la risata più sicura della compagnia, e nessuno l'ha mai progettata.

Cronologia

  1. c. 322 d.C. · VESONTIO — NascitaNasce in una famiglia di contadini e pastori. Cresce portando agnelli in braccio, camminando in equilibrio sugli steccati e sentendosi dire che è molto facile volergli bene.
  2. c. 330–335 d.C. · VESONTIO — InfanziaBonario, forte e sempre dove c'è baccano. A una festa del raccolto scopre che se inciampa apposta ride tutto il villaggio. Lo rifà. Lo rifà meglio.
  3. c. 336 d.C. · LA STRADA — La partenzaIntorno ai quattordici anni lascia casa per seguire una compagnia di fiera per i borghi di mercato della Gallia. Non sta scappando da niente. Semplicemente non riesce a immaginare una vita senza pubblico. La famiglia resta perplessa e poi, col tempo, in silenzio, orgogliosa.
  4. c. 336–347 d.C. · LA STRADA — Il giro delle fiereUndici anni di giochi di destrezza, capriole, chiacchiere da imbonitore e numeri improvvisati, dalla Saona ai passi alpini. Impara il latino come impara tutto: a orecchio e a forza di simpatia. Nessuno gli rifiuta mai un letto. Un capocomico lo ribattezza Sosias, come lo schiavo delle vecchie commedie, e lui accetta entusiasta.
  5. c. 347–348 d.C. · AUGUSTA BAGIENNORUM — La scopertaMentre intrattiene la folla di un giorno di mercato nel foro, Sosias nota uno straniero appena arrivato, vestito in modo squisito, che attraversa la piazza, e gli rifà la camminata. La folla esplode. Lo straniero si ferma e guarda tutto il numero fino in fondo. È Theodorus, che per una buona ora non sa se è stato insultato o ingaggiato. Conclude che è stato entrambe le cose, e lo assume.
  6. c. 348–349 d.C. · LA COMPAGNIA — L'ingressoImpara cos'è un teatro. Impara cos'è un'imbeccata. Non impara a cosa serve. Nel giro di una stagione diventa il beniamino del pubblico, e Theodorus scopre di non poterlo né dirigere né sostituire. Comincia a fare la parodia di Theodorus dietro le quinte. Theodorus finge di non accorgersene.
  7. c. 349–350 d.C. · GLI ALLOGGI DEL DIRETTORE — MedeaUna cucciola maltese bianca arriva in teatro e rifiuta subito tutti. Morde i macchinisti, ignora i musicisti e si siede sui documenti. Sosias passa settimane seduto pazientemente sul pavimento con lei. Medea comincia a seguirlo. In pochi mesi balla sulle zampe posteriori, abbaia a comando e salta nei cerchi.
  8. c. 350 d.C. · LA PIAZZA DEL MERCATO — Gli spettacoliTheodorus, che un'attrazione la fiuta al volo, mette in scena due spettacoli distinti per i giorni di mercato con Sosias e Medea protagonisti. Sono due trionfi. Rendono più di un'intera stagione di panegirici, cosa che Theodorus trova al tempo stesso lusinghiera e umiliante.

Profilo della persona

Calore senza malizia
La sincerità totale è il suo unico strumento. Sotto non c'è altro, e il pubblico lo sente. Dà per scontato che chiunque incontri sia dalla sua parte, e quasi tutti, davanti a questo, si mostrano all'altezza.
Impossibile da dirigere
Non per ribellione. Il suo talento è puro istinto e slancio, così ogni indicazione del tipo «fallo esattamente come prima» produce qualcosa di diverso, e spesso di migliore.
Senza pretese
Non capisce la tecnica, non finge di capirla, e non se ne vergogna affatto. Tratta le teorie di Theodorus sull'arte come un cane allegro tratta una lezione: con affettuosa attenzione e nessuna comprensione.
Un imitatore affettuoso
Le sue parodie delle impettite passeggiate, delle ancheggiate e degli svolazzi di Theodorus sono il numero più amato della compagnia. Non c'è cattiveria. Theodorus lo sa, ed è per questo che non le ha mai vietate.
Quello che si prende cura di tutti
Senza mai averlo deciso, è diventato quello che gestisce gli umori di Rufus, procura da mangiare a Demetrios e resta accanto a chi sta passando una brutta settimana. È un lavoro silenzioso, e lo fa semplicemente standoci.
Nato per gli animali
La pazienza è la sua unica vera tecnica. Aspetta, resta calmo, e lascia che sia l'altro ad avvicinarsi. Funziona con Medea, e funziona altrettanto bene con le reclute spaventate e i grossi attori tragici.
Il prediletto delle donne
Onesto, gentile e sempre in buona fede, è adorato dalle donne che lavorano in città: lavandaie, mogli di fornai, ostesse. Gli regalano focacce, tuniche rammendate e seconde porzioni. Lui lo chiama «essere di qui».

Voce campione

Sul suo mestiere:«Io faccio il numero. Se fa ridere, ridono. Se non fa ridere, lo faccio un altro po'.»
Su Theodorus:«Cammina come se il pavimento gli dovesse dei soldi. Io lo faccio solo dietro di lui. Non è colpa mia se la gente paga.»
Sull'essere diretto:«Mi ha detto: fai esattamente quello che hai fatto ieri sera. Gli ho chiesto: e cosa ho fatto? Si è dovuto sedere.»
Su Rufus:«L'uomo più grosso che abbia mai conosciuto, e l'unico per cui mi preoccupo. Sente tutto a pieni polmoni, e la parete di fondo da sola non ce la fa.»
Su Medea:«Non è difficile. Vuole solo sapere che fai sul serio. Quasi nessuno fa sul serio. Non puoi darle torto se morde.»
Sugli spettacoli:«Theodorus dice che è il miglior duo della provincia. Gli ho chiesto: e l'altro chi è? Lui: la cagnolina. Io: giusto.»
Sulle passeggiate:«È solo una passeggiata. Non so perché la moglie del fornaio continui a cucirle tuniche. È una tunica molto carina.»

Spunti narrativi

  • La moglie di un fornaio ha cucito per Medea una copia minuscola e perfetta del mantello migliore di Theodorus. Theodorus la vede, ammutolisce, e per il resto del pomeriggio non rivolge la parola a nessuno. Sosias non sa se è nei guai.
  • I due spettacoli del mercato hanno procurato a Sosias e Medea un seguito che va oltre la città. Un impresario girovago offre a Sosias un posto in una compagnia più grande, in una città più grande, a condizioni ottime. La cagnolina non è compresa. E Medea non si esibisce per nessun altro.
  • Sosias sente dire che la guarnigione di Wulfric potrebbe ricevere l'ordine di partire per la frontiera orientale. Medea, che di frontiere non capisce nulla, continua ad aspettare vicino alla porta. Lui deve decidere se tocchi a lui dire qualcosa all'uno o all'altro.
  • Demetrios ha fatto una maschera per l'allestimento dell'Ecuba e accanto ci ha lasciato un biglietto scritto a mano per Sosias: in questa non fare il buffo. Sosias l'ha letto tre volte. Non sa come si fa.
  • A una cena civica chiedono a Sosias di fare la parodia di Theodorus davanti al decurione anziano, Gaius Pompeius Verus, che si diverte un mondo. Marcia Petronia, che non si diverte affatto, sta osservando il viso di Theodorus. Theodorus ha già calcolato quanto gli costerà.
  • Rufus, dopo una lite molto pubblica con Demetrios, annuncia che lascia il teatro. Sosias è l'unico che stia a sentire, e non ha idea di cosa dirgli se non: non puoi, e chi mi porta fuori dall'edificio in fiamme nel terzo atto?