Pantomimo & Direttore, ~350 d.C.
🎭 Theodorus Cantor
Un profilo storico della valle dei Bagienni in Piemonte, fondato su fonti archeologiche, letterarie, documentarie e di storia locale.
Contesto storico
Theodorus Cantor è un pantomimo nato in Siria — un interprete della forma teatrale muta che i Romani chiamano pantomima — e vive ad Augusta Bagiennorum attorno al 350 d.C. Nato ad Antiochia sull'Oronte verso il 320, si formò nella sofisticata tradizione teatrale della città e partì per Roma alla fine dell'adolescenza. In meno di due anni ottenne ruoli principali nelle grandi compagnie della capitale; la sua Medea, recitata interamente in silenzio, veniva discussa perfino nei banchetti senatorî. Poi, verso il 345, un'aggiunta improvvisata a un mimo mitologico aderì fin troppo bene alle vicende di una famiglia equestre ben riconoscibile: lasciare Roma divenne la scelta caldamente consigliata. Dopo una stagione a Mediolanum a leccarsi la dignità, accettò la direzione del teatro municipale di Augusta Bagiennorum. L'edificio è elegante e in pietra; la compagnia ereditata è un'altra faccenda. La mantiene scrivendo versi panegirici che paragonano le matrone locali alle dee e fruttano donazioni sufficienti alle spese. Come ogni attore romano, porta l'infamia civile.
Aspetto e vita
- Nome completo
- Theodorus Cantor · Θεόδωρος, «dono di Dio». Cantor è un cognome che si è scelto in seguito.
- Origine
- Antiochia, Siria (Levante) · Famiglia grecofona di modesta origine libertina.
- Incarico attuale
- Augusta Bagiennorum, Liguria · Direttore e protagonista del teatro municipale: un posto che non ha scelto.
- Età
- Circa 30 anni · Nato verso il 320 d.C. Alla luce giusta sembra più giovane e lo sa.
- Gloria passata
- Pantomimo, Roma · Uno dei migliori danzatori silenziosi della capitale, prima dell'incidente.
- Condizione giuridica
- Infamis · Ogni attore romano porta l'infamia, disonore civile che talento e fama non cancellano.
Cronologia
- c. 320 d.C. · ANTIOCHIA — NascitaNasce ad Antiochia sull'Oronte, terza città dell'Impero: grecofona, cosmopolita e raffinata anche nelle arti sceniche. Il padre è un mercante greco liberato; la madre potrebbe essere stata un'attrice di mimo.
- c. 330–336 d.C. · ANTIOCHIA — FormazioneA dieci anni entra come apprendista in una compagnia. Impara il repertorio della pantomima romana: maschere mute, gesti per dèi ed eroi, e l'atletismo di una forma che richiede il corpo di un danzatore e la precisione di un oratore. A sedici anni il talento è ormai evidente.
- c. 337–340 d.C. · ROMA — Arrivo e ascesaRaggiunge Roma e si lega subito al circuito teatrale della capitale. In due anni interpreta ruoli principali — Orfeo, Achille, il Giudizio di Paride. La sua Medea, interamente silenziosa, arriva nei banchetti senatorî.
- c. 341–344 d.C. · ROMA — All'apiceRecita davanti a funzionari di alto rango. Il suo mimo satirico, noto negli ambienti teatrali come «La moglie del senatore e il flautista», va in scena tre volte prima che la compagnia capisca che il senatore in questione l'ha visto e non si è divertito.
- c. 345 d.C. · ROMA — L'incidenteUn'aggiunta improvvisata a un mimo mitologico ricalca con troppa precisione uno scandalo recente che coinvolge una famiglia equestre nominata. Nel giro di una quindicina di giorni, partire da Roma diventa fortemente consigliabile.
- c. 346 d.C. · MEDIOLANUM — TransitoPassa una stagione a Mediolanum con una compagnia itinerante. Riceve la notizia di un posto vacante da direttore del teatro di Augusta Bagiennorum. La sua prima reazione è «disperazione temperata dalla fame».
- c. 347 d.C.–presente · AUGUSTA BAGIENNORUM — Un esilio, in un certo sensoAssume la direzione del teatro municipale. L'edificio è un bel teatro in pietra; per le mogli della classe dirigente locale scrive panegirici che le paragonano a Venere e Diana. Le donazioni hanno finora pagato le spese e un nuovo sipario.
Profilo della persona
- Squisitamente percettivo
- Legge le persone come un musicista legge uno spartito: struttura, tempo, punti in cui qualcosa viene trattenuto. È la sua abilità professionale principale e la sua abitudine personale più pericolosa.
- Autoironico per mestiere
- Chiama Augusta Bagiennorum «il mio dignitoso ritiro dalla civiltà» e la compagnia «un gruppo di persone che ha sentito parlare di teatro». È quasi sempre un gesto d'affetto.
- Davvero dotato
- Sa di essere tra i migliori interpreti viventi della sua forma. Non lo ostenta esattamente: la consapevolezza gli sta dentro come una pietra nell'acqua ferma, sempre presente e mai del tutto sommersa.
- Spietato negli affari
- I panegirici per le matrone sono un'impresa calcolata. Dà loro qualità letteraria sufficiente a sembrare sinceri e adulazione sufficiente a sembrare personale. L'arte ha bisogno di finanziamenti.
- Incapace per costituzione di trattenersi
- L'incidente romano non è stata la prima volta in cui l'istinto satirico ha vinto sull'interesse personale. Probabilmente non sarà l'ultima. Lo considera un difetto nel senso classico: tragico, definitorio e non particolarmente rimpianto.
- Frustrato teatralmente
- Si è formato su Sofocle ed Euripide e saprebbe recitare Edipo in modo da ammutolire un teatro romano. Il pubblico locale vuole Ercole contro i mostri e Venere in situazioni scandalose. Lui glieli offre con maestria, senza smettere di rimpiangere l'altra possibilità.
Voce campione
Sull'incidente:«Il pezzo commentava l'uso dei precedenti mitologici per giustificare fallimenti morali contemporanei. Il senatore l'ha presa sul personale. I senatori lo fanno spesso.»